Intervista al Dott. Marco Lopez
Negli ultimi anni il settore zootecnico ha vissuto una trasformazione profonda, spinta da innovazione tecnologica, nuove esigenze produttive e una crescente attenzione verso il benessere animale. Tuttavia, mentre nutrizione e genetica restano al centro del dibattito, esistono fattori meno visibili — ma altrettanto determinanti — che influenzano in modo diretto la salute e le performance degli animali.
Tra questi, il microclima della stalla e la qualità dell’aria giocano un ruolo cruciale, spesso sottovalutato nella gestione quotidiana degli allevamenti.
Per approfondire questo tema abbiamo intervistato il Dott. Marco Lopez, Medico Veterinario e Professore Associato presso l’Università Autonoma di Barcellona, che da oltre trent’anni lavora a stretto contatto con aziende zootecniche in tutta Europa. Con lui abbiamo esplorato come ambiente, tecnologia e sostenibilità stiano ridefinendo il futuro della sanità animale e dell’efficienza produttiva.
Nel corso degli anni lavorando a stretto contatto con le aziende zootecniche, qual è stato il cambiamento più evidente che hai osservato nella relazione tra l’ambiente della stalla e la salute animale?
Dopo 30 anni di esperienza professionale posso dire che il cambiamento più importante ed evidente a questo livello — molto facile da verificare — è stato il passaggio dalle finestre ad apertura manuale alle finestre basculanti automatiche grazie alle sonde. Con un ambiente più sano gli animali soffrono meno problemi respiratori e crescono meglio.
Si parla molto di nutrizione e genetica, ma meno della qualità dell’aria. Dalla tua esperienza, quale importanza reale hanno parametri come ammoniaca, particolato fine e CO₂ nella vita quotidiana degli animali?
È vero. Per me la qualità dell’aria è un aspetto che dovrebbe essere controllato molto meglio, idealmente con un monitoraggio continuo. L’eccesso di gas, polveri e rumore influisce negativamente non solo sul comportamento degli animali (lotte, caudofagia), ma anche sul funzionamento dell’intero organismo: produzione di ormoni della crescita, cortisolo, ossitocina, prostaglandine, ecc. Inoltre influisce anche sullo stress ossidativo (invecchiamento e morte cellulare).
Puoi condividere un caso in cui un problema “invisibile” nella stalla — magari legato alla ventilazione o alla qualità dell’aria — abbia avuto effetti significativi sulla salute o sulla produttività?
Sì, proprio ciò che ho spiegato nella prima domanda. I suini allevati in un ambiente di buona qualità possono crescere meglio, arrivando a pesare almeno 5 kg in più, con meno trattamenti, meno mortalità e in meno tempo (con minore consumo di mangime) rispetto ad animali allevati in ambienti con aria più pesante e carica di gas.
Le estati sono sempre più lunghe e calde. Come esperto, cosa osservi più spesso negli animali sottoposti a stress termico? E quali soluzioni funzionano meglio nella pratica?
È evidente che il cambiamento climatico, e quindi lo stress da calore, influisce sempre più sulla produttività delle aziende (consumo di mangime, indice di conversione, crescita media giornaliera, percentuale di rimonta delle scrofe). Gli animali sono stati selezionati geneticamente per ottenere prestazioni zootecniche straordinarie — crescere più velocemente e convertire meglio i cereali in carne — ma allo stesso tempo sono diventati più sensibili.
Per ridurre i problemi di caldo a volte utilizziamo additivi nel mangime, ma se il caldo è eccessivo gli animali non bevono e non mangiano, quindi non sempre funziona. Un’altra soluzione molto utilizzata è il controllo ambientale: ventilatori, umidificatori, sistemi di raffrescamento e altre tecnologie. Tuttavia nemmeno queste funzionano al 100%, perché ogni sistema dovrebbe essere accompagnato da un controllo o regolatore che ne ottimizzi l’utilizzo.
Oggi quasi tutto può essere monitorato in tempo reale. Dal tuo punto di vista clinico, avere dati continui su microclima e benessere animale fa davvero la differenza rispetto all’osservazione tradizionale?
Sì, moltissimo. Tutto ciò che può essere registrato può essere valutato, e questo aiuta a prendere decisioni basate su fatti reali e oggettivi. La diagnosi precoce e l’intervento tempestivo sono sempre più importanti: prevenire è meglio e meno costoso che curare. La qualità dell’aria influisce direttamente sul sistema respiratorio (maggiore sensibilità alle malattie respiratorie), sul sistema digestivo (malattie digestive) e sul benessere animale in generale (sistema nervoso, immunitario ed endocrino).
Si parla sempre più di intelligenza artificiale e sistemi predittivi. Li vedi come strumenti di supporto per il lavoro dei veterinari o pensi possano sostituire alcune competenze?
Deve essere chiaro che l’intelligenza artificiale, se usata correttamente, deve aiutarci a svolgere attività o funzioni che non possiamo fare da soli o che permettono di ridurre i costi di produzione migliorando l’efficienza.
Nelle aziende agricole l’IA è già utilizzata: sensori di umidità, temperatura e gas, monitoraggio del consumo di mangime, sistemi per la fermentazione dei liquami, scanner per valutare la crescita dei suinetti, sistemi di analisi delle immagini per monitorare il benessere delle scrofe allevate in gruppo, ecc.
Secondo me ci sono competenze che non potranno essere sostituite, come la sensibilità delle persone — allevatori e tecnici — che si prendono cura degli animali ogni giorno. Tuttavia l’IA può aiutarci a creare l’ambiente più adatto affinché gli animali possano esprimere il loro massimo potenziale genetico senza dover “difendersi” dall’ambiente in cui li alleviamo.
In Francia i consumatori trovano sulle etichette un punteggio di benessere animale dalla A alla E. Come valuti questo tipo di comunicazione? Può essere un aiuto o un ostacolo per gli allevamenti?
In Spagna si sta tentando qualcosa di simile con le certificazioni. Per me tutto ciò che valorizza il prodotto, lo distingue da quelli prodotti fuori dall’UE e permette al produttore di ricevere un prezzo giusto legato alla sicurezza alimentare, alla qualità organolettica e al benessere animale è positivo.
Se i protocolli su cui si basano questi marchi di garanzia contribuiscono a migliorare conoscenza, controllo, gestione ed efficienza dei produttori, ancora meglio. Tuttavia è importante che la certificazione di benessere animale non diventi semplicemente uno strumento di marketing che crea dipendenza per il produttore o una scusa per l’industria per ridurre il prezzo pagato agli allevatori.
Si parla sempre più di aziende agricole capaci di “restituire” qualcosa all’ambiente, migliorando suolo e biodiversità. È un’utopia o un percorso concreto?
Credo sia perfettamente possibile. Le aziende di oggi, se utilizzano la tecnologia adeguata, possono offrire alla società molti più benefici di quanti ne producano attualmente: biogas, compost, biocarburanti, riduzione dell’uso e abuso di antibiotici, riduzione delle emissioni di fosforo e azoto e miglioramento dell’efficienza alimentare.
In molte aziende quelli che chiamiamo rifiuti, se gestiti correttamente, diventano in realtà sottoprodotti molto utili per la società. È il principio dell’economia circolare.
Molti allevatori vedono la sostenibilità come un costo. Puoi fare un esempio in cui migliorare il benessere animale si sia tradotto in un vantaggio economico reale?
La sostenibilità spesso viene collegata solo all’ambiente o al benessere animale, ma per me significa anche che l’allevatore possa vivere dignitosamente del proprio lavoro.
Se riusciamo a creare il miglior ambiente possibile (strutture, alimentazione, sanità), miglioriamo per esempio la vita produttiva delle scrofe. Questo significa più parti, più suinetti, suinetti più resistenti alle malattie grazie alla migliore memoria immunitaria materna, migliore crescita e consumo di mangime. In altre parole, diventiamo molto più efficienti nell’uso delle risorse.
Guardando al 2035, quale pensi sarà la sfida più grande per i veterinari e la sanità animale?
Credo che sarà la progressiva demedicalizzazione imposta dalla normativa. Produttori e tecnici dovrebbero impegnarsi per cambiare un sistema produttivo “malato” in cui la crescita esponenziale ha sacrificato fattori fondamentali come sanità e ambiente.
I farmaci devono essere usati in modo efficiente, quando necessario. Usarli per coprire ciò che non facciamo o facciamo male — soprattutto gli antimicrobici — porta al fallimento.
È il momento di ascoltare la scienza moderna (sensori, sonde, IA) ma anche conoscenze tradizionali come estratti vegetali e oli essenziali, che oggi hanno solide basi scientifiche. Se questo significa rallentare un po’ il sistema produttivo, allora ben venga.
Conclusioni
Dall’esperienza del Dott. Lopez emerge con chiarezza un messaggio fondamentale: il futuro della zootecnia passa sempre più dalla capacità di controllare e ottimizzare l’ambiente in cui vivono gli animali.
La qualità dell’aria, il monitoraggio continuo dei parametri ambientali e l’uso intelligente delle tecnologie — inclusa l’intelligenza artificiale — non sono più elementi accessori, ma leve strategiche per migliorare salute, benessere ed efficienza produttiva.
Allo stesso tempo, innovazione non significa sostituire l’esperienza umana, ma potenziarla. La sensibilità di allevatori e veterinari resta insostituibile, mentre i dati permettono decisioni più tempestive e consapevoli.
Infine, sostenibilità e redditività non sono in contrasto: creare condizioni ambientali ottimali significa animali più sani, meno trattamenti, migliori performance e, di conseguenza, maggiore efficienza economica.
La vera sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra tecnologia, conoscenza scientifica e buone pratiche tradizionali, per costruire un sistema produttivo più resiliente, responsabile e capace di rispondere alle aspettative della società



