Direttiva nitrati: perché l’Europa limita i reflui zootecnici e cosa cambia con il RENURE

La direttiva europea sui nitrati nasce per proteggere le acque dall’inquinamento agricolo, ma oggi nuove tecnologie di recupero dei nutrienti stanno cambiando il modo in cui i reflui zootecnici vengono gestiti.

Guest post di Fabiana Surace CMO e Scienziata Ambientale presso Cynomys

Negli ultimi anni la gestione dei reflui zootecnici è diventata uno dei temi più discussi nella politica agricola europea. Al centro del dibattito c’è la Direttiva Nitrati, una normativa introdotta negli anni ’90 per proteggere la qualità delle acque, ma che oggi si confronta con nuove tecnologie e con il crescente interesse per l’economia circolare.

L’agricoltura moderna utilizza grandi quantità di azoto per sostenere la produttività delle colture. Tuttavia, quando l’apporto di nutrienti supera il fabbisogno delle piante, una parte dell’azoto può essere trasformata in nitrati e dilavata verso le acque superficiali e sotterranee.

Questo avviene perché nel suolo l’azoto ammoniacale tende a legarsi alle particelle di argilla e alla sostanza organica, mentre i nitrati restano disciolti nell’acqua del terreno e risultano molto più mobili. Per questo motivo possono essere facilmente trasportati verso le falde acquifere attraverso il dilavamento.

Questo fenomeno può contribuire all’eutrofizzazione degli ecosistemi acquatici e alla contaminazione delle falde destinate all’approvvigionamento idrico. L’eutrofizzazione è in termini semplici il processo di alterazione dell’ecosistema acquatico causato da un eccessivo arricchimento di nutrienti, principalmente azoto e fosforo. Questo sovraccarico provoca una proliferazione abnorme di alghe e piante acquatiche, che, decomponendosi, riducono l’ossigeno disciolto (anossia), portando alla morte della fauna e degradando la qualità dell’acqua.

Per affrontare questo problema, nel 1991 l’Unione Europea ha introdotto la Direttiva 91/676/CEE, conosciuta come Direttiva Nitrati, con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento delle acque causato dai nitrati di origine agricola e prevenire ulteriori fenomeni di contaminazione.

La Direttiva Nitrati e la protezione delle acque

La direttiva nasce dalla constatazione che l’agricoltura rappresenta una delle principali fonti diffuse di nitrati nelle acque, dovuta soprattutto all’uso di fertilizzanti azotati e alla gestione dei reflui zootecnici. Per questo motivo gli Stati membri sono tenuti a monitorare la qualità delle acque superficiali e sotterranee e a individuare le Zone Vulnerabili ai Nitrati (ZVN): aree del territorio che drenano verso acque già inquinate o potenzialmente a rischio di inquinamento da nitrati. Nelle ZVN devono essere applicati specifici Programmi d’Azione, che stabiliscono una serie di regole sulla gestione dell’azoto in agricoltura e sull’utilizzazione agronomica dei reflui di allevamento.

l limite dei 170 kg di azoto per ettaro

Una delle misure più note della Direttiva Nitrati riguarda la gestione dei reflui zootecnici.

Nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati la normativa stabilisce che gli effluenti di allevamento non possano apportare più di 170 kg di azoto per ettaro all’anno.

Questo limite non riguarda tutto l’azoto distribuito nei campi, ma solo quello proveniente da reflui zootecnici come liquami e letami.

In altre parole, la direttiva non limita l’uso complessivo di azoto nei campi, ma solo quello proveniente dagli effluenti zootecnici. Questo ha generato nel tempo un dibattito: in alcune situazioni gli agricoltori possono essere costretti a ridurre l’utilizzo dei reflui disponibili e ricorrere invece a fertilizzanti minerali.

L’obiettivo è ridurre il rischio che l’azoto in eccesso venga trasformato in nitrati e dilavato verso le falde e i corpi idrici.

Negli ultimi trent’anni l’applicazione della direttiva ha contribuito a limitare le perdite di nutrienti e a migliorare la protezione delle acque in Europa.

Il problema per gli allevamenti intensivi

Il problema nasce quando si crea uno squilibrio tra il numero di animali allevati e la superficie agricola disponibile per lo spandimento dei reflui. Per molte aziende zootecniche il limite dei 170 kg di azoto per ettaro può rappresentare una sfida gestionale.

Quando il numero di animali è elevato rispetto alla superficie agricola disponibile, la quantità di azoto contenuta nei reflui prodotti dall’allevamento può superare quella che è possibile distribuire sui campi entro i limiti previsti dalla normativa.

In questi casi gli allevatori devono adottare strategie alternative, come:

  • conferire i reflui a impianti di trattamento o biogas
  • trasferirli ad altre aziende agricole con maggiore disponibilità di superficie
  • trattarli con tecnologie che permettono di recuperare e separare i nutrienti

Negli ultimi anni, proprio grazie allo sviluppo di nuove tecnologie di trattamento dei reflui, si è aperta una nuova prospettiva per la gestione dell’azoto in agricoltura.

Dal problema dei reflui all’economia circolare

Tecnologie come separazione solido-liquido, digestione anaerobica, stripping dell’ammoniaca o sistemi a membrane permettono oggi di recuperare l’azoto contenuto nei reflui zootecnici e trasformarlo in fertilizzanti con una quota più elevata di azoto minerale e quindi più facilmente gestibili dal punto di vista agronomico e simili, per comportamento, ai fertilizzanti “di sintesi.”

Ad esempio, i sistemi di stripping dell’ammoniaca permettono di recuperare l’azoto sotto forma di sali ammoniacali utilizzabili come fertilizzanti, mentre i sistemi a membrane o evaporazione consentono di concentrare l’azoto in frazioni liquide più facilmente gestibili dal punto di vista agronomico.

Queste soluzioni consentono di valorizzare i reflui, trasformando quello che tradizionalmente è stato considerato un problema di gestione ambientale in una potenziale risorsa agricola.

In questo contesto si inserisce il concetto di RENURE.

RENURE: fertilizzanti da reflui zootecnici

RENURE è l’acronimo di Recovered Nitrogen from Manure e indica fertilizzanti ottenuti dal trattamento dei reflui zootecnici con caratteristiche simili ai fertilizzanti minerali.

L’idea alla base della proposta europea è che alcuni prodotti derivati dai reflui trattati possano essere utilizzati come fertilizzanti senza essere considerati alla stregua degli effluenti zootecnici tradizionali.

Se autorizzato dagli Stati membri, l’uso dei fertilizzanti RENURE potrebbe consentire agli agricoltori di superare il limite dei 170 kg di azoto per ettaro, purché vengano rispettate specifiche condizioni e salvaguardie ambientali.

L’obiettivo è duplice:

  • valorizzare i nutrienti già presenti nei sistemi agricoli
  • ridurre la dipendenza europea dai fertilizzanti di sintesi

Innovazione agritech e gestione dei nutrienti

Il tema della gestione dell’azoto è destinato a diventare sempre più centrale anche per il settore agritech. Sensori ambientali, sistemi di monitoraggio dei suoli, modelli agronomici e tecnologie digitali possono contribuire a ottimizzare l’utilizzo dei nutrienti e ridurre le perdite verso l’ambiente.

In questo contesto, la gestione dei reflui e il recupero dei nutrienti rappresentano uno dei campi più promettenti per l’innovazione tecnologica in agricoltura.

Una sfida tra ambiente, agricoltura e innovazione

La gestione dell’azoto rappresenta una delle sfide più complesse per l’agricoltura europea.

Da un lato è necessario proteggere la qualità delle acque e degli ecosistemi acquatici; dall’altro è fondamentale garantire la sostenibilità economica delle aziende agricole e valorizzare le risorse già presenti nei sistemi produttivi.

La discussione sul RENURE si colloca proprio in questo equilibrio tra protezione ambientale, innovazione tecnologica ed economia circolare.

Nei prossimi anni sarà importante capire se e come queste soluzioni riusciranno a conciliare gli obiettivi della Direttiva Nitrati con le esigenze di un’agricoltura sempre più efficiente e sostenibile.

Il monitoraggio ambientale in continuo dei gas climalteranti e dei gas nocivi per gli animali ma anche per gli allevatori può rappresentare una delle attività utili per tenere sotto controllo le emissioni alla stalla e mantenere un buon equilibrio nelle vasche di stoccaggio o di trattamento dei reflui in modo da far uscire e quindi poi spandere un prodotto di alto valore e basso impatto.

Fonti:

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