Intervista al dott. Fabio Foresti: le sfide invisibili degli allevamenti moderni

Introduzione

Nel mondo degli allevamenti intensivi, spesso l’attenzione si concentra su alimentazione, genetica e produttività. Ma esiste una dimensione meno visibile — eppure fondamentale — che incide profondamente sul benessere animale: il microclima. Qualità dell’aria, ventilazione, gestione della temperatura e dell’umidità sono fattori silenziosi che possono determinare la salute o la fragilità di un intero allevamento.

Per approfondire questi aspetti abbiamo intervistato il dottor Fabio Foresti, professionista con una lunga esperienza sul campo presso Allevamenti di Nerviano – Fumagalli Industrie Alimentari. In questa conversazione, Foresti ci accompagna tra criticità spesso sottovalutate, soluzioni pratiche e sfide future del settore, offrendo uno sguardo concreto su come ambiente, tecnologia e sostenibilità stiano ridefinendo il ruolo del veterinario e il concetto stesso di benessere animale.

Negli anni di lavoro a contatto con gli allevamenti, qual è stato il cambiamento più evidente nel rapporto tra ambiente di allevamento e salute degli animali?

Ho notato dei cambiamenti, ma limitati ad alcuni allevamenti. In particolare, l’introduzione della ventilazione forzata e dell’irrorazione di acqua temporizzata — soprattutto nei mesi estivi — ha migliorato in parte le condizioni ambientali.

Si parla molto di alimentazione e genetica, ma meno di qualità dell’aria. Quanto contano davvero parametri come ammoniaca, polveri sottili e CO₂?

Contano moltissimo. Sono strettamente correlati all’insorgenza di patologie. Il problema è che non esiste ancora una misurazione costante e diffusa di questi parametri. Inoltre, spesso mancano sistemi efficienti per modulare la concentrazione dei gas.

Il ricambio d’aria, poi, non è semplice da gestire: varia in base alle stagioni e alle strutture, e può influire in modo significativo su temperatura e umidità all’interno dei capannoni.

Puoi raccontarci un caso in cui un problema “invisibile” ha avuto effetti rilevanti?

Ho osservato differenze nell’insorgenza di alcune patologie tra estate e inverno in capannoni a ventilazione naturale. In inverno, il ricambio d’aria era limitato, e questo ha avuto un impatto evidente sulla salute degli animali.

Le estati sono sempre più calde. Cosa osservi negli animali sotto stress termico?

Gli animali cercano refrigerio e, di conseguenza, tendono a ridurre l’assunzione di cibo. Questo ha un impatto diretto sulla crescita e sulla produttività.

Una soluzione efficace che ho visto applicare è l’irrorazione temporizzata di acqua a goccia grossa nei box, che aiuta a ridurre lo stress termico.

Oggi è possibile monitorare quasi tutto in tempo reale. Quanto è importante avere dati costanti sul microclima?

È fondamentale. I dati sono il punto di partenza. Tuttavia, è altrettanto importante che tutti gli attori dell’allevamento sappiano interpretarli e abbiano gli strumenti per intervenire.

In alcuni casi, però, i limiti strutturali dei capannoni rappresentano un ostacolo significativo al ripristino di condizioni ottimali.

Intelligenza artificiale e sistemi predittivi: supporto o sostituzione del veterinario?

Saranno strumenti di supporto. Renderanno il veterinario ancora più professionale e permetteranno di sviluppare una zootecnia di precisione, dove i dati saranno predittivi dello stato di benessere o malessere degli animali.

In Francia esiste un sistema di etichettatura del benessere animale. Come lo vedi?

Tutto ciò che aumenta la trasparenza verso il consumatore è positivo. Tuttavia, nutro qualche dubbio sui criteri e sui soggetti che attribuiscono questi giudizi, così come sulle possibili conseguenze per gli allevatori.

Allevamenti che restituiscono valore all’ambiente: utopia o realtà?

È una strada concreta, ma servono innovazioni e, soprattutto, sostenibilità economica. In Italia, inoltre, dovremo affrontare un calo significativo della manodopera, che potrebbe complicare questo percorso.

La sostenibilità è spesso vista come un costo. Esistono esempi in cui è diventata un vantaggio economico?

Sì. Investimenti in biosicurezza — sia interna che esterna — e nella prevenzione delle malattie hanno un ritorno economico tangibile.

Ridurre la densità degli animali è un altro fattore chiave per il benessere, ma è più difficile da conciliare con la sostenibilità economica.

Guardando al 2036, quale sarà la sfida principale?

Le sfide saranno due: affrontare le malattie infettive — anche legate al cambiamento climatico — e integrare la tecnologia nella gestione quotidiana, soprattutto per compensare la carenza di manodopera.

Conclusione

L’intervista al dottor Foresti mette in luce una realtà spesso trascurata: negli allevamenti moderni, ciò che non si vede può fare la differenza. Il microclima, la qualità dell’aria e la gestione ambientale non sono più aspetti secondari, ma elementi centrali per la salute animale e la sostenibilità economica.

Tra innovazione tecnologica, cambiamenti climatici e nuove esigenze produttive, il futuro della zootecnia passa sempre più dalla capacità di leggere, interpretare e governare dati complessi. E in questo scenario, il ruolo del veterinario non si riduce, ma evolve: da osservatore a regista di sistemi sempre più sofisticati.

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