La gestione del microclima sta diventando il pilastro centrale della zootecnia moderna. In questa intervista, Lino Bacchilega, Direttore Generale presso Cab Ter.ra, (Cab Ter.ra) ci spiega come il controllo costante di parametri “invisibili” possa trasformarsi nel primo strumento di prevenzione sanitaria e successo produttivo, portando la sua visione ed esperienza diretta sul campo.
Negli anni di lavoro in allevamento, qual è stato il cambiamento più evidente che hai osservato nel rapporto tra ambiente di stalla e salute degli animali?
La mia non è un’esperienza che dura da anni, ma la cosa che ho notato è che se mettiamo gli animali in condizioni ambientali di benessere il risultato è che “l’ambiente ottimale è il primo strumento veterinario”, in sintesi avremo meno problematiche da gestire dal punto di vista sanitario.
Si parla molto di alimentazione e genetica, ma meno di qualità dell’aria. Quanto incidono davvero parametri come ammoniaca, polveri sottili e CO₂ nella gestione quotidiana e nelle performance produttive?
Noi purtroppo la genetica la subiamo nel bene e nel male, per farmi capire meglio: a tutti i livelli chiediamo, per quanto riguarda le razze in via di estinzione, che la genetica ci dia una mano per riportare quegli animali una volta usati anche per il lavoro nelle campagne, a quelle resistenze che oggi non troviamo più poichè ci troviamo con animali sempre più deboli. Non potendo intervenire direttamente su questo, il monitoraggio dei parametri ambientali ci ha fatto fare un passo in avanti per avere meno problemi di patologie respiratorie, che se si potessero abbinare ad una “genetica appropriata” chissà cosa si potrebbe ottenere.
Puoi raccontarci un caso in cui un problema “invisibile” in stalla – magari legato a ventilazione o microclima – ha avuto effetti importanti su salute, benessere o produttività?
C’è stata la sorpresa maggiore: immaginavamo che i ventilatori potessero influire sulla presenza delle mosche ma non che ci facessero modificare il modo ed i tempi di pulizia della stalla stessa, e in questo modo abbiamo ridotto, in pochi passaggi, le problematiche legate alla respirazione degli animali, ma anche aumentato anche se di poco la produttività. Come detto era un problema invisibile e lo abbiamo reso “visibile” con il monitoraggio dei parametri ambientali.
Le estati sono sempre più lunghe e calde. Cosa noti negli animali quando sono sotto stress termico? E quali soluzioni hai adottato che hanno funzionato davvero nella pratica?
Qui entra in campo tutto ciò che abbiamo messo in stalla: i ventilatori, le tende e il monitoraggio. Questo mix di installazioni ci ha permesso di mettere in campo risposte efficaci per contrastare il caldo e di conseguenza lo stress termico, ma ci rimane ancora qualcosa da fare che non abbiamo messo in campo, che è il raffrescamento con acqua. Con l’azione delle ventole che a seconda della temperatura e dei gas in stalla regolano la loro velocità per ottenere il miglior confort per l’animale, le tende ci consentono di non mettere al sole la razione nelle ore più calde, ma anche di proteggere gli animali nelle giornate di vento forte.
Oggi è possibile monitorare molti parametri in tempo reale. Cosa cambia avere dati costanti rispetto alla gestione basata solo su esperienza e osservazione?
Forse l’ho già accennato, ma con la sola esperienza ed osservazione purtroppo non si riesce a capire quali operazioni corrette si debbano fare per ottenere un benessere realmente efficace. L’occhio umano si abitua gradualmente a piccoli peggioramenti: i sensori di microclima eliminano questa “deriva dell’abitudine”. Mentre l’osservazione umana rileva lo stress da calore quando l’animale ansima, i dati sull’indice THI permettono di attivare i sistemi di raffrescamento preventivamente. Invece di dover controllare visivamente ogni singolo capo, l’allevatore può concentrarsi sulle “liste di attenzione” generate dal sistema. Così smettiamo di dire “abbiamo sempre fatto così”.
Si parla sempre più di intelligenza artificiale e sistemi predittivi. Li vedi come strumenti utili o tecnologie ancora lontane dalla realtà quotidiana?
Direi che siamo ancora un po’ scettici su questo argomento, ma penso ci possa aiutare moltissimo sulla prevenzione di patologie e di anticipare alcune manovre, interpolando i dati della stalla con quelli dell’ambiente esterno. Comunque l’IA non sostituirà l’allevatore ma l’aiuterà a prendere decisioni.
In Francia i consumatori trovano in etichetta un voto da A a E sul benessere animale. Come guardi a questo tipo di comunicazione?
Questo non lo so, bisognerebbe essere nella testa dei consumatori. Io penso che purtroppo in questo periodo storico i consumatori sono bersagliati di troppe informazioni, di sicuro una etichettatura o anche un qr-code possa meglio differenziare un allevamento super intensivo da uno con qualità di benessere animale maggiore.
Si parla sempre più di allevamenti capaci di “restituire” valore all’ambiente. Per te è una visione concreta o ancora distante?
Per me questo è basilare per agricoltura-ambiente-biodiversità, ma l’opinione pubblica mi pare ancora distante. Quando sento che la stalla fa puzza o il letame ha un odore impossibile, ma poi si vuole la casa in campagna, siamo in forte contrasto. Sicuramente una migliore gestione delle stalle e dei reflui potrebbe migliorare, ma quando la risposta di quei cittadini è “non farlo vicino a casa mia” non ci siamo.
Spesso la sostenibilità viene percepita come un costo. Puoi raccontarci un esempio in cui il benessere si è tradotto in vantaggio economico?
Questo è come sulla sicurezza, la realtà è che è un costo ma che si trasforma in vantaggio. Il costo sostenuto dagli investimenti fatti è ripagato dalle minori patologie respiratorie, che in pratica significa meno morti, ed abbiamo avuto anche un incremento produttivo. È ovvio che ogni investimento va calibrato e misurato sulla propria realtà facendo passo dopo passo affiancati da consulenti capaci.
Guardando al 2036, quale pensi sarà la sfida più grande per il tuo allevamento?
Tra 10 anni faccio fatica a prevedere, debbo pensare a produrre una carne di qualità con gli obiettivi che ci siamo detti prima: valore all’ambiente e migliorare suolo e biodiversità. La tecnologia sarà sempre di più al servizio dell’uomo e quest’uomo dovrà essere in grado di mettere a terra tutti i messaggi per tenere al top la stalla come Benessere animale e anche come sicurezza Ambientale.



