Intervista al Dott. Daniele Boscariol: ambiente, benessere animale e futuro dell’allevamento

Negli ultimi anni il mondo della zootecnia ha vissuto una trasformazione profonda. Se un tempo l’attenzione era concentrata soprattutto su genetica e alimentazione, oggi emerge con forza un altro fattore determinante: l’ambiente di allevamento.

Abbiamo intervistato il dott. Daniele Boscariol, buiatra, veterinario aziendale, consulente ginecologico in alcune aziende nella zona di Lodi, Milano e Pavia, per capire come stanno cambiando le pratiche in stalla, quali sono le criticità spesso invisibili e quale sarà il ruolo della tecnologia — e del veterinario — nei prossimi anni.

Negli anni di lavoro a contatto con gli allevamenti, qual è stato il cambiamento più evidente che hai visto nel rapporto tra ambiente di allevamento e salute degli animali?

La ventilazione. I miglioramenti che si sono fatti sulla ventilazione sono quelli che, secondo me, hanno dato un impatto più forte sul miglioramento del benessere. Ho visto il miglioramento proprio della situazione a luglio e ad agosto: quando io ho iniziato a lavorare non c’erano tutti questi ventilatori, o quantomeno non erano così efficaci come quelli che ci sono adesso, e ho visto veramente un grosso miglioramento, secondo me.

Perché oggi si tiene conto anche del coefficiente di umidità, si tiene conto di un sacco di cose; alla fine, stiamo usando i ventilatori anche d’inverno, quando pensavamo di non doverli usare, di spegnerli. Invece adesso magari hanno una velocità minima, ma servono per rimescolare, per aumentare la ventilazione e migliorare la quantità di gas, quindi la respirabilità dell’aria della stalla.

Si parla molto di alimentazione e genetica, ma meno di qualità dell’aria. Quanto contano davvero secondo la tua esperienza parametri come ammoniaca, polveri sottili e CO₂ (anidride carbonica) nella vita quotidiana degli animali?

Credo che sia qualcosa di essenzialmente importante, basta vedere anche le stalle che si facevano negli anni ’70 e le stalle che si costruiscono adesso. Quelle degli anni ’70 erano completamente chiuse, con tante finestre che si potevano aprire, chiudere, fare altre cose, e portoni che si chiudevano.

Adesso invece si mettono quattro pilastri, due tendine per abbattere il vento, quindi le correnti d’aria essenziali e, forse anche a causa del cambiamento climatico, la situazione è completamente cambiata. La ventilazione è cambiata e non si hanno più quelle situazioni invivibili di stalla chiusa, con quegli odori di ammoniaca. Si vede contemporaneamente un miglioramento della produzione: non è soltanto dovuto alla genetica, perché se prendiamo degli animali dalla forte genetica, con un’alimentazione molto tirata, addirittura lì dentro hanno maggiori problemi rispetto a un animale più rustico.

Se devo pensare a una vacchina valdostana chiusa per tutto l’inverno nella sua stalletta, non ha grossi problemi, ma se prendo una vacca che fa una montagna di latte, che ha un’alimentazione molto curata, ma anche molto molto spinta, no, quella sicuramente patirebbe parecchio.

Puoi raccontarci un caso in cui un problema “invisibile” in allevamento – magari legato a ventilazione o qualità dell’aria – ha avuto effetti significativi su salute o produttività?

Sì. C’era questo problema di vasconi dei liquami posti a nord, stalla nuova, quindi con i venti portanti che vengono da nord, perché siamo in Pianura Padana. Il vento portava l’ammoniaca e quant’altro all’interno della stalla. In questa stalla c’erano evidenti problematiche respiratorie, non gravissime, ma che in alcuni periodi dell’anno subivano un aggravamento. Alla fine, con l’aiuto di alcune ventole, di quelle inclinate, che hanno invertito un po’ la circolazione dell’aria o l’hanno comunque migliorata, queste problematiche le abbiamo ridotte e questo l’abbiamo visto perché anche se noi non sentiamo più gli odori intensi perché ormai siamo abituati, come gli animali, a starci tutto il giorno. Però oggettivamente ammoniaca, metano, acido solfidrico, eccetera, ce n’è in abbondanza e quelli danno problemi.

Le estati diventano sempre più lunghe e calde. Da esperto del settore, cosa osservi di più negli animali sotto stress termico? E quali soluzioni hai visto funzionare meglio nella pratica?

Beh, forse ho già risposto perché ho detto che la cosa che più mi ha colpito è stata l’utilizzo della ventilazione, il miglioramento della ventilazione, quindi non ho più questi animali con la lingua fuori che respirano a fatica, che quindi diminuiscono l’ingestione di alimento e quindi la produzione di latte in maniera molto drastica. La cosa invece è molto migliorata, quindi gli animali stanno decisamente meglio, non vedo più queste situazioni drammatiche di animali con lingue di fuori che respirano a forza, completamente bagnati o cose simili. Quindi è quello che si vede e considerato che le temperature sono aumentate, è una gran cosa.

Oggi è possibile monitorare quasi tutto in tempo reale. Dal tuo punto di vista e da un punto di vista clinico, cambia avere dati costanti su microclima e benessere animale rispetto alle semplici osservazioni tradizionali?

Assolutamente sì, si riesce a fare prevenzione avendo dei dati. Quello che si auspica è riuscire a prevenire le problematiche invece che dover fare dopo una clinica su patologia già presente. Quindi la possibilità di monitorare è quella che ci porta a evitare che le situazioni peggiorino e quindi a tamponare, quindi a fare quello che ci chiede la medicina veterinaria adesso, la prevenzione.

Si parla sempre più di intelligenza artificiale e sistemi predittivi. Li vedi come strumenti che possono affiancare anche la figura del veterinario, o rischiano di sostituirne alcune competenze?

No, le competenze del veterinario credo che l’intelligenza artificiale non le possa sostituire. Penso invece che possa essere un buono strumento per l’elaborazione del dato e che possa rendere il dato immediatamente fruibile a chi ne ha le necessità. Trasformare un semplice numero in qualcosa di reale.

In Francia i consumatori trovano in etichetta, un voto da A a E sul benessere animale (il tanto discusso Nutri-Score). Come vedi questa forma di comunicazione? Sarebbe un aiuto o un ostacolo per chi lavora negli allevamenti italiani?

Sicuramente in questo momento sarebbe un aiuto, non bisogna magari estremizzare eccessivamente, andare a chiedere cose folli perché richiedono anche grossi grossi investimenti. Si sta facendo qualcosa per rassicurare il consumatore che l’animale non sia maltrattato, credo che sia un ottimo veicolo per rassicurarlo e far rientrare alcune emergenze esistenti. Questo poi ci aiuta anche nella produzione, nel migliorare la salute degli animali stessi.

Si parla sempre più di allevamenti capaci di “restituire” all’ambiente, migliorando suoli e biodiversità. Da specialista, pensi sia un’utopia o una strada concreta?

È una strada concreta, ma credo che sia ancora lunga. Tuttavia da qualche parte bisogna sempre iniziare, quindi il primo passo è sempre necessario e poi c’è da continuare e perseverare su questo.
Alla fine l’ambiente è qualcosa di necessario anche per noi, per la nostra salute, non è soltanto una questione di marketing, è una questione reale, soprattutto noi che viviamo nella Pianura Padana siamo costretti a cercare di migliorare perché altrimenti potrebbe peggiorare perfino l’aria che respiriamo.

Molti allevatori vedono la sostenibilità come un costo. Puoi farci un esempio, se ne hai, di quando un miglioramento del benessere animale si è tradotto in un vero vantaggio economico?

La ventilazione è probabilmente l’aspetto più evidente. In passato si dava quasi per scontato il calo di produzione nei mesi estivi: “A luglio le vacche fanno meno latte, è normale, fa troppo caldo”, si diceva. Così come veniva considerata inevitabile anche la perdita di qualche animale, proprio perché non riusciva a superare lo stress termico.

Oggi, però, questo scenario è cambiato. Grazie a una ventilazione adeguata, non si registrano più cali significativi nella produzione durante luglio e agosto, né perdite legate al caldo. Questo si traduce in un vantaggio economico concreto: maggiore continuità nella produzione, meno giorni improduttivi e una gestione più stabile degli animali.

In altre parole, si ottiene costanza, efficienza e una riduzione delle perdite. Ed è proprio questo il beneficio più evidente.

Se ti proietti tra dieci anni quale pensi sarà la sfida più grande per il lavoro del veterinario e per la salute degli animali: gestire il clima che cambia, mantenere la competitività economica o integrare la tecnologia?

Non credo che si tratti di tre elementi separati, ma piuttosto di tre aspetti strettamente interconnessi. Rappresentano i punti fondamentali che dobbiamo tenere in considerazione: il cambiamento del clima, l’evoluzione delle tecnologie e la loro capacità di aiutarci ad affrontare queste nuove condizioni.

Proprio per questo non possono essere scissi. Sono tutti e tre essenziali e vanno affrontati insieme, con un approccio integrato e coerente.

Conclusioni

L’intervista al dott. Boscariol mette in evidenza un elemento chiave: l’evoluzione dell’allevamento passa sempre più da fattori spesso invisibili, come la qualità dell’aria, la ventilazione e la gestione del microclima.

Oggi la sfida non è solo produrre di più, ma farlo meglio: con maggiore attenzione al benessere animale, all’efficienza e alla prevenzione. In questo scenario, tecnologia e competenze umane non si sostituiscono, ma si rafforzano a vicenda.

Il futuro della zootecnia sarà quindi sempre più basato su dati, consapevolezza e capacità di adattamento — ma anche sulla valorizzazione di chi, ogni giorno, lavora in allevamento.

Enjoyed this article? Spread the word!

Cynomys, the Blog

Read the latest insights from the Cynomys Blog.

We aim to give you practical tips, updates on sustainable livestock farming, and real-life cases of animal welfare improvement. Select a topic of interest or use the search bar.

Follow us

Sign up for the newsletter

Do you want to receive updates directly in your inbox?
Get insights and updates on animal welfare, sustainability and farm management.

We will send you once a month industry news, practical tips, success stories and more...

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi insight e aggiornamenti su benessere animale, sostenibilità e gestione dell'allevamento.
Ti invieremo una volta al mese news di settore, consigli pratici, storie di successo e tanto altro...