Guest post di Fabiana Surace CMO e scienziata ambientale presso Cynomys
Introduzione: oltre i numeri, dentro la realtà
Quando si parla di emissioni in zootecnia, il dibattito si concentra spesso su numeri globali: percentuali, tonnellate di CO₂ equivalente, confronti tra specie. Ma quanto questi numeri riflettono davvero ciò che accade ogni giorno in stalla? E soprattutto:
Quanto sono misurabili, controllabili e utili per chi alleva?
Per rispondere, è utile partire da uno dei riferimenti più citati a livello internazionale: il report FAO Tackling Climate Change through Livestock e le linee guida IPCC per gli inventari nazionali delle emissioni.
Il tema delle emissioni negli allevamenti bovini in particolare è sempre più centrale in tema di sostenibilità del settore zootecnico. Tuttavia, esiste ancora una distanza significativa tra i dati teorici e ciò che accade realmente in stalla.
Comprendere come vengono generate le emissioni, ma soprattutto come possono essere misurate attraverso il monitoraggio ambientale in continuo, è fondamentale per migliorare il benessere animale e rendere l’allevamento più sostenibile e competitivo.
Emissioni negli allevamenti: distribuzione per specie
Secondo la FAO, il settore zootecnico contribuisce per circa il 14,5% delle emissioni globali di gas serra. Le stime variano in funzione della metodologia (LCA vs emissioni dirette). La distribuzione varia tra le specie, quindi di questa percentuale:
- i bovini emettono circa 65%
- i suini circa 9%
- gli avicoli circa 8%
- mentre ovini e caprini circa 6%
Questo dato è spesso citato in modo semplificato, ma nasconde una realtà più complessa, ovvero che le emissioni non sono tutte uguali, né per origine né per la possibilità di intervento. Nel caso dei bovini, il peso maggiore è legato alla fermentazione enterica e alla gestione complessiva dell’allevamento
Bovini da latte: ambiente, emissioni e produttività
Negli allevamenti di bovine da latte, le emissioni sono influenzate da fattori biologici e ambientali. Il metano prodotto dalla fermentazione enterica è una componente fisiologica, fortemente influenzato da alimentazione, stato di salute, condizioni ambientali, ma il suo impatto varia in funzione delle condizioni di allevamento.
La qualità dell’aria in stalla, insieme a temperatura e umidità, influisce direttamente su:
- ingestione
- metabolismo
- efficienza alimentare
- produzione di latte
Situazioni di stress da caldo o da accumulo di gas in stalla (come ammoniaca, CO₂ e metano) possono ridurre la produttività e aumentare le emissioni per unità di prodotto. Risultato? Più emissioni per litro di latte prodotto.
Suini e avicoli: il ruolo della gestione ambientale
A differenza dei bovini, negli allevamenti di suini e avicoli, le emissioni derivano principalmente da:
- gestione dei reflui
- produzione dei mangimi
- consumo energetico
In questi sistemi, la concentrazione di gas in stalla come ammoniaca e CO₂ rappresenta un indicatore diretto dell’efficienza gestionale.
Un ambiente non controllato comporta:
- maggiori emissioni
- peggioramento del benessere animale
- riduzione delle performance produttive
- maggiore rischio di problemi respiratori e stress termico
Emissioni e inefficienza del sistema produttivo
Le emissioni non sono solo un problema ambientale. Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dalla FAO è che il metano, il protossido di azoto e l’ammoniaca rappresentano perdite di energia e nutrienti.
In un allevamento, questo significa:
- minore conversione alimentare
- riduzione della produttività
- maggiore impatto ambientale
Migliorare l’efficienza del sistema consente quindi di agire contemporaneamente su sostenibilità ed economia aziendale, perché spesso le emissioni sono un indicatore diretto di inefficienza.
In altre parole, energia che non diventa latte, carne o uova, azoto che non viene utilizzato dall’animale, risorse che si disperdono nell’ambiente. Questo cambia completamente la prospettiva perchè ridurre le emissioni non è solo una questione ambientale, ma anche economica e gestionale.
Il punto critico: come vengono misurate le emissioni?
Qui emerge una distanza importante tra ricerca scientifica e realtà di stalla. Le emissioni vengono generalmente stimate attraverso modelli sviluppati da organismi internazionali come IPCC e FAO.
Le stime globali si basano spesso su:
- modelli matematici (IPCC)
- dati medi di letteratura
- condizioni sperimentali controllate
Questi approcci sono fondamentali per la comparabilità tra Paesi, ma non sono progettati per descrivere la variabilità delle singole aziende.
Strumenti come camere metaboliche o SF₆ (esafluoruro di zolfo) utilizzato come gas tracciante in esperimenti per controllare ventilazione, perdite o infiltrazioni in edifici sono estremamente precisi, ma difficilmente applicabili su larga scala e lontani dalle condizioni reali di allevamento. Le misurazioni dirette quindi sono possibili, ma spesso limitate a contesti sperimentali e non rappresentano appieno la variabilità degli allevamenti reali.
Questo crea una distanza tra:
- dati scientifici
- condizioni operative in stalla
Molte stime, per questo motivo, non riflettono la variabilità reale delle aziende.
Dal modello alla stalla: il valore del monitoraggio ambientale in continuo
Il monitoraggio ambientale in continuo rappresenta oggi una soluzione concreta per ridurre questa distanza. Negli ultimi anni, infatti, si sta affermando un approccio diverso, misurare direttamente l’ambiente in cui vivono gli animali.
Attraverso dispositivi multisensoriali in stalla è possibile misurare in tempo reale:
- ammoniaca (NH₃)
- anidride carbonica (CO₂)
- metano ambientale (CH₄)*
- polveri sottili (PM10, PM2.5)
- temperatura e umidità (THI)
- luminosità
- composti organici volatili (COV o forse conosciuti dai più come VOC dall’acronimo inglese)
L’accuratezza di questi dati dipende dal corretto posizionamento, dalla calibrazione dei sensori e dalle condizioni di ventilazione dei locali di stabulazione.
Questi dati permettono di:
- migliorare la gestione della ventilazione
- prevenire situazioni critiche
- aumentare l’efficienza produttiva
- ottimizzare il benessere animale
- ridurre le emissioni negli allevamenti
*Il metano ambientale riflette in parte sia le emissioni enteriche sia quelle derivanti dai reflui, ma non consente di attribuire direttamente le emissioni al singolo animale. Rappresenta quindi un indicatore operativo utile alla gestione delle condizioni di stalla.
Dati ambientali e gestione aziendale
Questi dati non sostituiscono i modelli, ma li rendono più aderenti alla realtà. Per l’allevatore, però, il valore del dato ambientale risiede nella sua applicazione pratica, per capire quando intervenire, ad esempio attraverso la regolazione della ventilazione, la gestione dei reflui o le condizioni microclimatiche, per prevenire problemi sanitari e migliorare le performance.
Il monitoraggio ambientale in continuo consente di:
- prendere decisioni basate su dati oggettivi
- migliorare l’efficienza produttiva
- ridurre i costi legati a inefficienze ambientali
Un dato ambientale, infatti, diventa utile quando è continuo, leggibile e collegato a decisioni operative. Allo stesso tempo, il monitoraggio ambientale in continuo rende possibile una maggiore tracciabilità lungo la filiera.
Esempio pratico: dal dato ambientale alla decisione Un esempio concreto aiuta a comprendere il valore operativo del dato ambientale:
In una stalla da latte, un aumento della concentrazione di ammoniaca (NH₃) può indicare una ventilazione insufficiente o una gestione non ottimale dei reflui.
Intervenire tempestivamente, ad esempio aumentando la ventilazione o modificando la gestione delle deiezioni, consente di:
- migliorare la qualità dell’aria
- ridurre lo stress respiratorio degli animali
- favorire una maggiore ingestione
- aumentare l’efficienza produttiva
Il risultato è una riduzione delle emissioni per litro di latte prodotto, ottenuta attraverso una gestione più efficiente dell’ambiente di allevamento.
Trasparenza, fiducia e percezione del consumatore
Il tema delle emissioni è spesso percepito in modo semplificato e polarizzato. La realtà è più articolata di così perché non tutte le emissioni sono uguali, non tutti gli allevamenti hanno lo stesso impatto e soprattutto perché esistono margini concreti di miglioramento. La disponibilità di dati reali consentirebbe una comunicazione più trasparente e basata sulle evidenze contestualizzate.
Nel caso della filiera del latte e dei prodotti DOP, questo rappresenta un elemento strategico per valorizzare:
- sostenibilità
- benessere animale
- qualità del prodotto
aspetti strettamente interconnessi e rilevanti per queste filiere di qualità.
Conclusione: dalla stima alla misura
Le emissioni negli allevamenti bovini non possono essere comprese solo attraverso modelli teorici. La complessità dei sistemi produttivi richiede strumenti in grado di descrivere le condizioni reali.
Il monitoraggio ambientale in continuo consente di trasformare i dati in conoscenza operativa, migliorando la gestione dell’allevamento e supportando un approccio più sostenibile.
Misurare, analizzare e intervenire rappresenta oggi la base per un allevamento più efficiente, competitivo e consapevole.
Il monitoraggio, tuttavia, non riduce direttamente le emissioni, ma permette di intervenire in modo efficace sui fattori che le generano.
Il vero cambio di paradigma non è solo ridurre le emissioni, ma misurarle meglio, per passare da modelli medi a dati reali, contestualizzati, il che significa migliorare le decisioni in stalla, rendere più credibili le certificazioni e costruire fiducia lungo tutta la filiera.
Fonti
- Journal of Cleaner Production (2025). Precision livestock farming for climate-resilient livestock management.
- MDPI Animals (2024). Advances in Methane Emission Estimation in Livestock.
- Frontiers (2024). Adoption of precision livestock farming technologies has potential to reduce GHG emissions.
- *IPCC (2019). 2019 Refinement to the 2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories.*
- IPCC (2019). Chapter 10: Emissions from Livestock and Manure Management.
- FAO (2017) – Livestock & Climate Change (overview aggiornata)
- FAO (2013). Tackling Climate Change through Livestock: A Global Assessment of Emissions and Mitigation Opportunities.
- Storm, I. M. L. D., et al. (2012). Methods for measuring and estimating methane emission from ruminants. Animals
- Garnsworthy, P. C., et al. (2012). On-farm methane measurements during milking…. Journal of Dairy Science.
- IPCC (2006). 2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories.



